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Dai miei racconti…

Scendeva lentamente verso il porto con il piccolo catino adagiato sulla testa sopra un panno morbido. Ogni tanto lasciava la domestica preparare il pranzo e lei si avviava al porto per lavare i panni. Non portava molto peso, ovviamente, e la sua uscita aveva uno scopo preciso di cui nessuno sospettava. Questo suo atteggiamento suscitava ilarita’ nelle signore che trovavano volgare e incomprensibile la sua abitudine, ma molto piacere nei signori che la incontravano; il busto, infatti, assumeva una grazia e sensualita’ particolare per via delle braccia alzate sopra la testa per sorreggere il catino. Tutte le domestiche e le contadine sapevano equilibrarlo a braccia in giu’, o con un braccio soltanto, ma a lei quest’acrobazia non riusciva e per paura di non fare la brutta figura, lo teneva fermo come meglio le riusciva. Svoltando attorno all’ultima casa prima del porto rallentava il passo; della vista mozzafiato che le appariva dinanzi, non si era mai stancata. Il grande porto sembrava tutto su un palmo della mano. Per abbracciarlo intero con lo sguardo ci si andava sul colle che sovrasta la citta’, ma di questo particolare scorcio “dal basso” erano a conoscenza solamente gli abitanti del borgo. A quel punto le veniva spontaneo un  profondo sospiro.

Sulle navi mercantili che dondolavano dolcemente nel porto, da distanza sembrava che gli alberi s’intrecciassero e si toccassero come le enormi bacchette, producendo dei rumori , che si potrebbero definire rumori ancestrali, perche’ danno all’uditore la sensazione precisa dell’eternita’ del tempo, in tutte le sue direzioni; e se c’era un po’ piu’ di vento, era tutto un’orchestra che eseguiva l’ode al mare ritmata da toni bassi ed echeggianti, e quelli alti e fischiettanti, condito dagli scricchiolii lamentosi, come fosse l’eco dei lontani mari.

Sulla riva si mescolavano i pescivendolo agli anziani pescatori che riparavano le reti per dei committenti. Non potendo piu’ uscire sul mare, che alla loro eta’ poteva essere assai pericoloso, e non dandosi pace, perche’ la terra ferma li annoiava moltissimo, sedevano li’, vicino al mare, cucendo le reti con quelli grandi aghi. Non che nell’enorme porto non c’era posto, ma loro inconsciamente e a scapito della comodita’ si stringevano il piu’ possibile accanto al mare, sentendosi cosi’ “a casa”. Oltre alla sola vista del mare, che ha col tempo solcato e ondeggiato anche la loro pelle a sembianza propria, sentivano quell’odore unico senza il quale, e senza accorgersi del perche’, cadevano subito in depressione. Tutt’attorno a loro era cosparso di piccole cozze e ciuffetti di alghe ancora umidi, impigliate nelle reti che i marinai pulivano solo grossolanamente, e che le loro mani pazienti toglievano una ad una.